raccolte_introQuesta sala del Museo Indiano rappresenta senza dubbio ciò che si intendeva come etnografia all’epoca in cui era attivo il docente di sanscrito, quando cioè lo studio delle culture materiali asiatiche contemporanee mescolava molti elementi diversi insieme, frutto di teorie provenienti dall’archeologia e dall’antropologia fisica, condite sovente con oggetti che si rapportavano meglio al folklore e all’arte da esportazione, che nel corso del Novecento si sarebbe trasformata in arte turistica, piuttosto che all’etnografia che conosciamo ai nostri giorni. Insieme alla sala 6, definita da Pullé Camera cinese o del trono nella pianta del 1926 (v. LETTERE// 6), e all’esposizione di statue buddhiste nella stanza dedicata alla Storia delle religioni sino-giapponesi (v. sala 9-10), gli oggetti presentati nella sala 7 sembrano dimostrare come sia stata appropriata aggiungere la denominazione di Museo di Etnografia Indiana e Orientale al Museo diretto da Pullé negli anni della sua apertura. Alcuni curiosi oggetti conservati presso il Museo di Antropologia dell’Università di Padova illustrano un aspetto tra i tanti presentati al pubblico: le severe pene inflitte ai trasgressori di norme nell’Asia orientale.

La divisione tra gli oggetti usati nel rito, posti nelle sale dedicate alla Storia delle religioni, sia indiane, sia sino-giapponesi, e i manufatti di uso comune che erano invece nella sala dell’Etnografia, indicano la prospettiva tramite cui si intendevano presentare aspetti culturali tipici delle culture asiatiche. L’esame degli inventari risalenti al 1937, inoltre, induce a pensare che la sala 7 fosse in realtà connotata in maniera precisa da oggetti provenienti da paesi dell’Asia Orientale, come quella immediatamente precedente nel percorso del Museo.