La collezione del Museo Indiano di Bologna fu arricchita anche da una raccolta di vasi orientali già appartenuta ad Agostino Sieri Pepoli (1848-1910), nobile di origini siciliane che nel 1887 aveva acquistato Palazzo Pepoli, in via Castiglione, oggi sede del Museo della Storia di Bologna creato da Genus Bononiae. In seguito alla scomparsa di Agostino Pepoli, infatti, Francesco Lorenzo Pullè operò perché gli oggetti di origine asiatica, che insieme a tutto il patrimonio del nobile erano stati oggetto di lascito testamentario a favore del Comune di Bologna, fossero destinati alle raccolte del Museo Indiano, come attestano documenti riferiti all’attività del Museo risalenti agli anni Venti del Novecento.

Una fotografia conservata presso l’Archivio Storico del Comune di Bologna, scattata in occasione del trasferimento per motivi bellici della raccolta di vasi orientali dai palazzi comunali, dove erano conservati dopo la chiusura del Museo Indiano, a Villa Aria (Marzabotto), permette di di riconoscerli e quantificarne il numero a distanza di circa dieci anni dalla chiusura del Museo.

Vasi lascito Pepoli - 1939
Vasi lascito Pepoli – 1939

Il lascito Pepoli andò quindi a incrementare le raccolte conservate presso il Museo Indiano dopo pochi anni dalla sua apertura, com’era accaduto in precedenza in occasione dell’acquisto della raccolta Pellegrinelli, grazie alla disponibilità delle autorità comunali, che consentirono a Francesco Lorenzo Pullè la possibilità di collocarli nelle sale del Museo. La maggior parte dei vasi, secondo le note giornalistiche apparse negli anni Venti e Trenta del Novecento, furono disposti nella Galleria, un lungo corridoio in cui erano esposte le carte geografiche dell’India antica raccolte da Pullè allo scopo di descrivere l’evolversi delle conoscenze cartografiche relative al subcontinente indiano (v. Documenti// 5). Oggi, a distanza di oltre un secolo dagli avvenimenti, gli stessi vasi sono conservati nelle stanze delle Collezioni Comunali d’Arte, in Palazzo d’Accursio, almeno in parte, dove è possibile vedere anche la coppia di vasi islamici, riconosciuti come falsi tramite studi recenti, collocati sopra il mobile nella fotografia del 1939 qui riprodotta. Altri vasi, invece, furono destinati a diverse istituzioni bolognesi, tra cui il Teatro Comunale, dove sono ancora conservati, non sempre in esposizione.

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