raccolte_introL’esposizione di statue, piatti e vassoi con raffigurazioni di carattere religioso e oggetti rituali utilizzati nel culto hinduista e buddhista contraddistinse inizialmente la terza sala del Museo, nominata Tribuna degli oggetti d’arte secondo la pianta originale e in seguito divisa in due sale: lo si scopre grazie alla piantina redatta nel 1926 da Pullé, una per rappresentare la Storia delle religioni indiane, l’altra per la Storia delle religioni sino-giapponesi. Nella stanza, tuttavia, fin dal principio prevalevano raffigurazioni di divinità hinduiste e alcune rappresentazioni di soggetti del pantheon buddhista provenienti dall’area himalayana, in special modo dal Sikkim, che Pullé raggiunse durante il suo viaggio e dove facilmente si potevano acquistare statue e repliche di oggetti rituali da artisti nepalesi. A pochi mesi di distanza dall’apertura del Museo, alla raccolta Pullé furono aggiunte le 11 statue della raccolta Pellegrinelli, quasi tutte provenienti dalla Cina e raffiguranti divinità buddhiste.

L’attenzione dimostrata da Pullé allo studio dell’evoluzione storico-geografica della religione buddhista in Asia nel suo resoconto di viaggio, pubblicato con il titolo Il Congresso di Hanoi, permette di ipotizzare che le statue con soggetto religioso provenienti da aree differenti dal subcontinente indiano e dell’Asia stessero a indicare precisamente la diffusione e la disseminazione in tutto il continente della religione buddhista, argomento a cui a più riprese il professore di sanscrito faceva riferimento nel suo scritto, per mezzo di paragoni e analogie riferite all’architettura templare e alla simbologia degli animali, specie al significato del culto dei serpenti in ambito indiano. Il valore degli oggetti dal mero punto di vista storico-artistico, quindi, era subordinato al significato che i manufatti assumevano dal punto di vista didattico, sia allo scopo di presentare le religioni indiane delle origini, attraverso lo studio dei manoscritti e degli oggetti in uso nel culto, sia affinché fosse possibile descrivere le traiettorie geografiche per mezzo delle quali le religioni sorte nel subcontinente indiano  si diffusero nel resto dell’Asia.

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