raccolte_introLa stanza dedicata all’Architettura e Scultura appare nel disegno realizzato da Francesco Pullé nel 1926 così come nell’originale pianta del Museo Indiano. L’opportunità di illustrare al pubblico l’arte e la cultura asiatica attraverso le immagini, rilevante caratteristica del Museo Indiano che anticipò così molte esposizioni museali successive, trova nella stanza dedicata alla scultura e all’architettura la sua più compiuta realizzazione. Nella sala infatti, il prezioso frammento architettonico raffigurante figure principesche e proveniente dall’India, con tutta probabilità prelevato da uno stupa, un monumento funebre buddhista, era circondato da quasi quattrocento riproduzioni fotografiche. La raccolta fotografica di Francesco Lorenzo Pullé, quindi, fu pensata per illustrare soprattutto la disseminazione del buddhismo in Asia. In effetti, molte delle riproduzioni fotografiche provengono da scavi effettuati in un’area che corrisponde pressappoco alla zona di confine tra Afghanistan e Pakistan, dove fiorì la cosiddetta arte del Gandhara, che il professore di sanscrito aveva imparato a conoscere durante il Congresso Internazionale degli Orientalisti di Firenze (v. Raccolta Pullé, Lettere#5).

Le riproduzioni fotografiche acquistate e realizzate in India, furono presentate in diapositiva da Pullé nel 1903, appena sbarcato dal suo lungo viaggio, durante le riunioni del Congresso Internazionale di Scienze Storiche di Roma (v. Lettere#3). Nell’intervento che lo vide protagonista, dal titolo Influenze indiane sull’arte romaica, Pullé illustrò al pubblico le contaminazioni tra arte greco-romana e asiatica, con riferimento alle raffigurazioni buddhiste realizzate nell’area del Gandhara. La galleria che qui viene presentata è tratta dal testo del contributo di Pullé, mentre stampe fotografiche delle stesse immagini sono ancora oggi conservate nella raccolta del Museo Civico Medievale di Bologna. Si nota come alcune delle raffigurazioni richiamino immediatamente alla memoria rappresentazioni in stile ellenistico, mentre altre mostrano caratteri del tutto dissimili, forme e stili più propriamente indiani. Su tali osservazioni si soffermava Pullé nel presentare le diapositive al pubblico convenuto a Roma, come dimostra il testo del suo contributo, le stesse informazioni che con tutta probabilità ricevevano i visitatori del Museo Indiano durante la loro visita.

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